mercoledì 30 settembre 2015

- Cantare un ritornello -


Ci sono età che raccontano di pensieri che corrono veloci. 

Cambiano con il colore del giorno.

E si rigirano tra le lenzuola della notte. 

Di abbracci stretti stretti che lasciano l'odore addosso.

Di vestiti spiegazzati in motorino. Di canzoni a squarciagola.

Quando conosci solo il ritornello e un pezzetto di strofa ma non te ne importa niente



Adolescenza è cantare un ritornello 

Sperando di imparare,

a un certo punto,

anche tutte le altre strofe



A un certo punto finisce tutto. Impari tutte le strofe che pensi ti possano servire e passi ad un'altra canzone. 
Ecco, l'adolescenza è  un po' così. Dannatamente rompipalle come solo i cambiamenti non richiesti possono essere.Viverla è difficile. Raccontarla quasi impossibile. 

Una regista, Juliane Biasi Hendel, ci è riuscita e ha fatto anche di più, raccontando l'adolescenza di due giovani ragazze non vedenti. 

lunedì 28 settembre 2015

100 Happy Days Challenge - Week #1



Per iniziare al meglio questo primo giorno della settimana, ecco a voi i sei momenti felici che ho vissuto da quando ho iniziato questa nuova avventura, il 22 settembre scorso. Potete trovare tutte gli scatti sul mio profilo Instagram.  
100 Happy Days Challenge è la sfida che ti invita a vivere cento giorni di felicità uno in fila all'altro. Per tutti e cento giorni occorre trovare almeno un momento di assoluta felicità, fotografarlo e taggare con l'hashtag #100happydays.

Enjoy the happiness!

giovedì 24 settembre 2015

martedì 22 settembre 2015

Ci sono giorni - The 100 Happy Days Challenge


Ci sono i giorni in cui la felicità ha il rumore di quell'unica risata fatta ascoltando la radio di ritorno dal lavoro - magari un lavoro che odiate me che siete costretti a tenervi -. 

I giorni in cui vi butterete giù da letto con la faccia stravolta e le occhiaie che vi fanno il giro. 

E poi andrete in cucina e scoprirete una tazza di latte caldo e una busta di biscotti formato famiglia. Basterà quell'immagine per capire che qualcuno si è alzato prima di voi. E vi ha lasciato pronta la colazione. 

Ci sono i giorni che la sveglia manco suona. E nel tentativo di recuperare minuti preziosi salterete doccia, colazione e perfino la spazzolata delle 07.30. Uscirete di casa con il disagio dell'affanno e non si sa come sarete in ritardo per il resto della giornata. Una folle corsa fino al rientro a casa.

Quando vi accorgerete di aver lasciato il letto disfatto dal mattino. E che mentre eravate via il gatto si è infilato sotto le coperte e ci ha ronfato tutto il giorno e adesso vi saluta con la faccia stropicciata.



E poi ci sono le giornate stupende e piene di luce.

I sabati mattina pigri e le domeniche pomeriggio in riva al lago. 

Le serate col fruscio del giornale da leggere sul balcone; le gambe sopra il tavolino e la testa senza un pensiero. 

I pranzi in famiglia passati a mangiare, ridere, litigare, fare pace e giocare a scala quaranta.

Le cene in solitaria con il brodino, la coperta e la televisione.


100 Happy Days Challenge è la sfida per tutte queste giornate


Per quelle prevedibili e per quelle che mai avreste immaginato. E' una promessa che facciamo a noi stessi. Di sgranare gli occhi e scrutare la felicità. Quella che di solito abbiamo già sotto la naso. 

La nostra.

Il progetto 100 Happy Days nasce da un'idea di Dmitry Golubnichy. E propone ai partecipanti di provare a vivere cento giorni di felicità uno di seguito all'altro. 

Partecipare è semplicissimo. 

Ci si iscrive al sito 100happydays.com e ogni giorno si fotografa un momento che ci ha reso felici e si pubblica lo scatto su un social network a scelta o via email, inserendo l'hashtag #100happydays. 


                                E tu, saresti capace di essere felice per 100 giorni consecutivi?? 

Io ci provo...siete con me?



(CREDIT - Tumblr)

sabato 19 settembre 2015

Ode su un Catalogo Ikea


Di tazze e cucchiaini, lampade e cuscini
Piatti scompagnati e pentole a bollire
Di tisane profumate e caffè col latte a parte
Di briciole ovunque e calamite sopra il frigo
Di scalogno tritato. 
E ragù a fuoco lento.

Di tappeti che costano una fortuna
e dei gatti che ci si fanno le unghie 
Delle coperte che abbracciano
Dei divani che insaccano

~ ~ ~ ~ ~ ~

giovedì 17 settembre 2015

La prima impressione

Vorrei fare un tatuaggio. Mi piace questo...ma non sono convinta. Potrei chiedere consiglio ai miei amici e parenti. Loro sapranno suggerirmi al meglio!

Stop. Alt. Fermi lì.

Amici. Familiari. Lettori più o meno conosciuti. Voi tutti che bazzicate su queste pagine web, se per caso vi siete riconosciuti in questo scenario, fermatevi. 

Fermatevi subito!!! 

Resistete, coltivate i vostri dubbi nel più remoto silenzio, chiudetevi in convento, mordetevi la lingua e datela in pasto ai cani del vicino. Ma, per l'amordidddioo...Non chiedete consiglio a nessuno! O stramazzerete nella vostra stessa indecisione, schiacciati dal peso di commenti più o meno richiesti e tendenzialmente rivolti al negativo. 

Oppure potete fare come me.
E chiedere suggerimento a chiunque vi capiti a tiro; amici, colleghi d'ufficio,parenti, l'idraulico con prole adolescente, sconosciuti vari incontrati in libreria o in vacanza, il postino, la mia migliore amica, il gatto di mia sorella. 
Se non altro, adesso so che quel tatuaggio lo volevo davvero e lo volevo proprio così com'è. E alla fine piace a tutti - se vabè, ti piacerebbe! -.

'Chi muore giace. Chi vive si dà'. 

Mi faccio un tatuaggio. Prima reazione di amici/parenti/animali/sconosciuti vari. Il Best Of.

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..Mah...Sta roba che muori non è mica tanto bella da dire!

Sembra che la sola parola morire turbi le persone peggio che un'infezione di peste bubbonica, perchè questo è il commento che più mi sono sentita ripetere per mesi e mesi. Finchè, sfiancata dall'elevata percentuale di considerazioni al riguardo, ho ceduto. E ho eliminato il 'Chi muore giace'. Ricevo tuttora vigorosi cenni di comprensione quando racconto in giro di aver tagliato di netto la prima parte. Sono quasi convinta anch'io di aver fatto bene, a sto punto.


                                                                             --------
Sembrerai una punkabbestia..lo sai?
Mamma Pre Figlia Tatuata. 
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Sì, ma sta frase...cosa vuol dire?
Qualsiasi cosa tu voglia...e se non ci credete, leggete qui !


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... Sarebbe stato meglio 'chi vive la dà' ...O 'chi la dà, vive'.., O anche...'Vivi, dalla!'

Ah le amiche.. Non sai mai cosa pensano davvero fino a che il cameriere non dice "Questi spritz li ho fatti speciali speciali.. solo per voi belle ragazze!". 

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Gioia, senti...
Eh dimmi, nonna..
Ma è vero che ti fai  - lunga pausa e sospiro d'incoraggiamento - ...il tatuaggio
Eh?
Il tatuaggio.. E' vero che ti fai il tatuaggio?
Sì è vero..ma perchè sussurri?
Mah...sembra una roba un po' così...

Da stracciona, una roba così da stracciona. Questo voleva dire. E' che poverina, non riusciva a dirlo..!



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Potresti scrivere il 'chi muore' su un braccio e il 'chi vive' sull'altro e alzare le braccia insieme per farlo vedere
Uuuuauuuu! Cara Sconosciuta incontrata in vacanza, grazie! Non aspettavo altro che un consiglio sì tanto geniale!

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Guarda mamma...è bello vero?
No

Mamma Post Figlia Tatuata
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Così sembra che la dai a tutti...!

Questa l'abbiamo già detta, vero?


Potete trovare queste e altre fotografie di tatuaggi sul profilo Instagram di Tattooinkspiration !

martedì 15 settembre 2015

- Specchio riflesso -

Lo Specchio Uno è lo specchio delle cose belle,
lo specchio amico che inquadra solo la parte più bella di me.
Il volto e una piccola parte del busto.
E' il primo posto in cui mi vedo al mattino e l'ultimo in cui mi osservo la sera;
qui mi faccio le coccole e sogno in grande.
Mi trucco, mi pettino e conto i punti neri.
Qui mi sorrido e mi faccio le smorfie.
E' lo specchio in cui mi voglio un sacco di bene. 
Che mi riconosce. 
Riflette la me che vorrei essere sempre. 


Lo Specchio Due è lo specchio delle cose orrende,
lo specchio nemico che inquadra la parte più 'oddiomio' di me.
Tutta. Per intero e senza pietà.
E' il posto in cui mi osservo il secondo prima di uscire di casa e quello dopo esserci tornata;
qui cerco di salvare il salvabile e tento l'impossibile.
Raddrizzare le gambe e sollevare la schiena.
Staccarmi le braccia e riattaccarle diritte.
E' lo specchio in cui il riflesso mi si crepa sul cuore.
Quello in cui mi riconosco proprio per un soffio.
Lo specchio in cui mi costringo a volermi un sacco di bene.
Che riflette la me che devo essere sempre.




domenica 13 settembre 2015

Chi vive si dà

Storia del mio primo tatuaggio.

È la citazione di un bellissimo libro che ho letto un anno fa, "Sei come sei" di Melania Mazzucco. È una di quelle frasi che ti cascano un po' dall'alto, che uno scrittore butta lì quasi per caso, come se fosse incurante del fatto che quelle sette parole lasceranno un segno dentro di te. 

Che quelle stesse parole saranno inevitabilmente oggetto del tuo prossimo status su Facebook e, se ti gira bene, anche di uno scatto su Instragram, pieno di hashtag artistici e pseudo alternativi (eh si, io sono così). 

Chissà se Melania lo sapeva. Chissà. Sta di fatto che questa frase mi è entrata dentro e l'ho amata così tanto da desiderare di tatuarmela su un braccio, cosa che come potete vedere alla fine ho fatto.
E mentre decidevo se e dove posizionare il mio primo tatuaggio - i mesi di indecisione e consultazione condivisa con amici e parenti hanno assunto le stesse proporzioni di una puntata di 'Abito da Sposa Cercasi' - ho iniziato a portarmi dietro questa frase e a tirarla fuori all'occorrenza. 

Letteralmente proprio. 

Tipo a metà di una giornata stancantissima, piena di fatica e di cose da fare, in cui lo sconforto comincia a prender piede e vorrei soltanto infilarmi nel mio letto e piagnucolare tra me e me di quanto schifosa sia la vita. Quando potrei dar sfogo al melodramma, e chi me lo vieterebbe, in fondo ho ragione a lamentarmi se "sono come sono". Ecco, ci sono giorni, pochi ma buoni, in cui riesco a evitarlo. 

Ci sono giorni in cui mi fermo un secondo e mi ricordo da sola che "Chi muore giace. Chi vive si dà".

Cosa ci si debba dare non è chiarissimo e il bello, ho scoperto poi, è proprio questo: posso dare quello che voglio. Il mio impegno, il mio lavoro, un sorriso, una gentilezza, il mio tempo, una risposta cattiva a chi ogni tanto se la merita proprio. Insomma,quel che cavolo mi pare e piace. E posso darlo a chi mi pare. Agli altri o a me. Che poi forse è la stessa cosa. 

Oggi quindi vi regalo questa frase. Come se fosse una mia creatura, vi do questo piccolo regalo. Perchè oggi è domenica. E potete scegliere di dare cosa volete a chi lo vorrete. 

Enjoy the day! 

Dal libro 'Sei come sei' di Melania Mazzucco 

venerdì 11 settembre 2015

#ANDARELONTANO

E voi...siete pronti? 

Come per cosa? Per fare quello che dovreste fare oggi - o domani o...peggio ancora... che dovevate fare ieri l'altro! -. 
Dico, siete pronti? E badate bene, pronti vuol dire PRONTI!  A dare il massimo che più massimo non si può. Pronti, scattanti. Senza esitazioni. Senza nemmeno il primo caffè del mattino. Quel 'pronti' lì.

[Quindi] mi incalza ella, la vocina malefica nella testa, [Sei pronta??]

...aehmm..Oddio, pronta, pronta non è che mi ci senta granchè..è più un Almost Ready il mio, ecco. Un quasi pronta. Un accenno della vaga sensazione dell'essere pronti. Un moto di speranza rispetto all'eventualità che, impegnandomi molto, io possa a un certo punto essere 'prontina' all'azione.

Si insomma, no. Non son pronta...contenta? 

[Ah... quindi non seei pronta?] pronuncia glaciale la vocina... [e io ti grido 'Gooo!'].

Cosa mi gridi, tu?

[Gooooo!!! Vaiii! Su, su! Muovitiperlamiseria!!]



Come all'inizio di una partita alla Play Station, con la vocetta elettronica che ti strilla nelle orecchie ..'Ready? Go!' e te che inizi a sparare palline colorate con tutte le tue forze. Una in fila all'altra, osservandole sadicamente esplodere in un caleidoscopio di psichedelici colori.  

E dai che ve lo ricordate anche voi! Il più diabolico dei giochi elettronici, oltre che il mio preferito. Il famigerato PuzzleBubble. Alias Il Gioco delle Palline. Sì, è lui. Quello in cui fai esplodere tre palline dello stesso colore per evitare che tutte le restanti palline scompagnate ti schiaccino senza pietà. 

Il primo giorno di scuola è così. 

Una voce che chiede insistentemente se sei pronto, - solitamente riconducibile al grido disperato di tua madre che se hai dieci anni sta allacciando il grembiulino tuo e contemporaneamente quello di un tot a caso di altri bambini, da uno a dieci nel peggiore dei casi. Con la restante mano finisce di truccarsi un occhio, pulisce la lettiera del gatto, carica la lavatrice e ricorda a tua nonna che 'No, i bambini non verranno a giocare questo pomeriggio perchè devono fare i compiti' - . Che di sicuro sono ancora quelli delle vacanze estive. Se invece di anni ne hai dai dodici in su, la scena sarà all'incirca la stessa. Ma senza il grembiule.

Un atroce dubbio semina in te radici profondissime e quasi impossibili da recidere mentre ti domandi, in tutta onestà, se non sia meglio rispondere il vero, che 'no, non sei pronto un cavolo', e ipotizzare seriamente di restartene a casa per il resto dell'anno scolastico. O anche solo per oggi.

La consapevolezza che, alla fine, di nient'altro si trattava se non di una dannatissima domanda retorica. Un quesito buttato a casaccio dal perfido genitore. Una burla del destino. 

E infine, una sola inconfutabile certezza. Pronto o non pronto che tu sia, a un certo punto qualcuno afferrerà la tua mano e lo dirà. Con energia e convinzione.

'Andiamo!' 

E tu che farai..? La sola cosa da fare, amico mio..Andrai! 

Perchè non esiste un modo per essere assolutamente pronti ad affrontare il mondo. A scuola o al lavoro. Esiste il modo che scegliamo noi di provare a mettercela tutta; di trovare la nostra dimensione e di cavarcela al meglio. Di andare. E tutto sommato, pronti o non pronti che siamo, il nostro meglio sara più che sufficiente. 

Questo post è per chi sta iniziando o ricominciando qualcosa. La scuola, il lavoro dopo due settimane di ferie beate al sole, una partita di PuzzleBubble (mi raccomando, falle esplodere tuuutte!), un nuovo progetto, un corso universitario, la dieta o semplicemente a chi oggi inizia una nuova giornata. Perchè riesca a trovare il modo giusto di #andarelontano

L'ispirazione me l'ha data Fondazione Telethon che per questo nuovo anno scolastico dedica un pensiero a tutti i genitori che cercano il loro modo per essere pronti al prossimo lunedì mattina. Con tutto ciò che comporta.

Come correre per buttarsi già dal letto. La cartella che profuma di nuovo. Il traffico. I grembiuli slacciati. L'aria frizzantina di settembre. Il primo consiglio di classe. I test d'ingresso e i ripassoni di fine estate. E dopo poche settimane la cartella sfasciata e il diario sempre immacolato, 'ma davvero per domani non ho niente!'. Le interrogazioni. La partita di calcio il giorno prima della verifica, che 'ci vai solo se hai studiato!'. La recita di Natale se i figli vanno alle elementari. Lo School Party se fanno le superiori - che allora sì, cari genitori, che sarebbe stata meglio la recita con le renne e gli angioletti! -. E poi i sorrisi sdentati dei sei anni e a quelli con l'apparecchio dei sedici. Il grembiule da infilare col girotondo. La merenda nella tasca davanti dello zaino. I baci rubati  prima di salutarsi.

"Il primo giorno di scuola è una tappa importante per i bambini che lo affrontano e per i loro genitori. Una tappa della vita che tutti hanno il diritto di vivere e superare per affrontare nuove sfide. Auguriamo a tutti i bimbi e a tutti i genitori un buon inizio di anno scolastico e lavoriamo ogni giorno perché anche i bambini che lottano contro una malattia genetica possano #andarelontano"



mercoledì 9 settembre 2015

.....Ma che caspita dici????

['Ma dai, fallo! In fondo è la tua creatura, non vorrai mica abbandonarla così???']

Ma sì dai, magari lo faccio...mi rimetto a scrivere il blog...

['Che poi cosa c'entra sta cosa dell'abbandono...ma che senso ha? No, lasciamo perdere! Se anche chiudessi il blog, chi se ne accorgerebbe?']

Nessuno in effetti...!

['Appunto!']

['Vabè..ma potrei anche farlo lo stesso..!']


Oh...e va bene...lo faccio!!

E quindi eccoci qua! Di ritorno su questo blog dopo mesi di nulla.
Silenzio, assenza, balle di fieno che rotolano indisturbate..

Perchè? 

Perchè il tempo e l'ispirazione che in questi mesi sono decisamente venuti meno parrebbero essere tornati. Alleluia, Alleluia!

Perchè ho riletto tutti i post che ho scritto e pubblicato nei miei pochi giorni da blogger de noiarti..e che volete che vi dica, a me me piacevano un sacco! 

Perchè quelle pagine raccontavano una parte di me. In verità quella che amo di più. Di pagine di diario scritte fitte fitte. Di polpastrelli al sapore di inchiostro. Di un sacco di felicità.

E poi perchè un' amica mi ha dato la 'girata' di cui avevo davvero bisogno: 

'Chiudere il blog? Ma che caspita dici? Pensa a tutte le persone che ti hanno sostenuto e che erano fiere di te..' 

Eh...in effetti!

Quindi bon, siamo tornati!

Sì insomma, siamo sempre io e le mie diecimila personalità multiple. Ma con qualcosa in più. Un'impaginazione tutta nuova, più pulita e semplice. Le seghe mentali di sempre - non una di meno, eh! -. Un pochino di esperienza in più. Sempre meno capace di star ferma. Gli occhi pieni di facce. Nella testa i sorrisi delle persone conosciute in questi mesi. La vita che continua a scorrermi dentro.

Sempre io quindi...ah si, con un tatuaggio nuovo di zecca! Ma questo, ve lo racconto un'altra volta! :)

Stay tuned!